La prossimità: una sfida politica e antropologica
Viviamo un tempo in cui la razionalizzazione dei servizi pubblici — in particolare quelli sanitari, sociali, educativi — ha prodotto un paradosso: nel tentativo di superare la frammentazione, si è dissolta la prossimità. Le istituzioni locali, un tempo presìdi di riferimento per il cittadino, si sono trasformate in snodi amministrativi sempre più distanti, sempre meno riconoscibili. Il cittadino non trova più le persone di riferimento di un tempo: figure che non erano solo professionali, ma simboliche, incarnazioni di una comunità che si prende cura di sé.
🧩 Prossimità come forma di civiltà
La prossimità non è solo una questione logistica o territoriale. È una forma di civiltà. È il modo in cui una società si organizza per essere presente a se stessa. In questo senso, la prossimità è anche una forma di politica: quella che Hannah Arendt chiamava vita activa, cioè la capacità di agire nel mondo, di costruire relazioni, di dare forma alla realtà attraverso la parola e l’azione.
Quando il cittadino perde i suoi punti di riferimento — non solo istituzionali, ma anche simbolici — si rompe il tessuto della fiducia. La prossimità non è più garantita da ruoli, ma da relazioni. E se le relazioni vengono delegate a piattaforme, algoritmi, sportelli impersonali, il cittadino si ritrova solo. Non perché manchino le risposte, ma perché mancano gli interlocutori.
🧠 L’autorevolezza della prossimità
Un tempo, il cittadino si affidava a figure che avevano autorevolezza, non per decreto, ma per riconoscimento. Il medico di base che conosceva la famiglia, il sindaco che ascoltava in piazza, il parroco che accompagnava le fragilità, il postino che portava notizie e sorrisi. Erano nodi di una rete informale, ma potentissima. Una rete che garantiva orientamento, sicurezza, equilibrio.
Oggi, questa rete è stata smantellata in nome dell’efficienza. Ma l’efficienza, se non è accompagnata dalla cura, diventa disumanizzazione. Come ci ricorda il filosofo Byung-Chul Han, la società della trasparenza e della prestazione ha sostituito il dialogo con il dato, la relazione con la funzione. E così, il cittadino non è più soggetto, ma utente.
🏛️ Il ruolo delle istituzioni locali
Le istituzioni locali — Comuni, Province, Regioni — dovrebbero essere i custodi della prossimità. Ma spesso, per effetto di riforme calate dall’alto, si trovano svuotate di competenze e di senso. Il cittadino non sa più a chi rivolgersi. E quando si rivolge, trova procedure, non persone.
La prossimità non si misura in chilometri, ma in riconoscibilità. Un’istituzione è prossima quando è abitata, quando ha volti, quando sa ascoltare. Quando non si limita a erogare servizi, ma costruisce legami.
🧶 Il compito dei corpi intermedi
In questo scenario, i corpi intermedi — come il sindacato — hanno una responsabilità storica. Possono essere ponti, interpreti, mediatori. Possono restituire al cittadino la sensazione di essere visto, ascoltato, rappresentato. Non solo nei contratti, ma nella vita quotidiana.
La prossimità è anche pedagogia: insegna che la democrazia non è solo voto, ma relazione. Che la cittadinanza non è solo diritto, ma appartenenza. E che il futuro non si costruisce con algoritmi, ma con volti.
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