Collocamento mirato: un piano ambizioso, ma servono risposte concrete e tempestive
Le organizzazioni sindacali e i soggetti sociali attivi sul tema dell’inclusione lavorativa delle persone con disabilità accolgono con interesse l’approvazione del Programma regionale degli interventi in tema di collocamento mirato 2025–2026 da parte della Giunta del Veneto. Tuttavia, esprimono alcune riserve di merito e metodo che meritano attenzione e approfondimento.
Il piano, che prevede uno stanziamento di 30,5 milioni di euro, rappresenta un investimento importante, ma rischia di rimanere parziale se non accompagnato da obiettivi misurabili, tempistiche più ravvicinate e una reale partecipazione delle persone direttamente coinvolte.
In particolare, si evidenziano le seguenti criticità:
Tempistiche troppo dilatate: Le misure entreranno in vigore solo nel 2026, mentre le esigenze di inclusione lavorativa sono urgenti e attuali. Non è chiaro se siano previste azioni transitorie per il biennio 2024–2025.
Distribuzione disomogenea delle risorse: Alcune voci appaiono sottodimensionate rispetto ai bisogni reali. Solo 100 mila euro per incentivare accordi aziendali sull’inserimento lavorativo e 150 mila euro per il conseguimento della patente di guida rischiano di avere un impatto limitato.
Assenza di target verificabili: Il programma non indica quanti lavoratori si intende inserire, né quali risultati si vogliono raggiungere in termini di occupazione, autonomia o riduzione delle barriere.
Poca attenzione al lavoro pubblico: Non si chiarisce se gli enti pubblici saranno coinvolti attivamente come soggetti assuntori, nonostante il loro potenziale ruolo di traino nell’inclusione.
Mancanza di strumenti di monitoraggio e valutazione: Non sono previsti indicatori di impatto né meccanismi di rendicontazione sociale, fondamentali per garantire trasparenza ed efficacia.
Comunicazione enfatica, ma poco problematizzante: Le dichiarazioni istituzionali parlano di dignità e talenti, ma non affrontano le difficoltà strutturali del collocamento mirato, come la scarsità di posti disponibili, la rigidità dei profili professionali e la frammentazione dei servizi.
Per queste ragioni, chiediamo alla Regione Veneto:
L’anticipazione di alcune misure già nel 2025, con risorse dedicate e accesso semplificato.
La definizione di obiettivi chiari e misurabili, con indicatori di risultato e impatto.
Il coinvolgimento attivo degli enti pubblici e dei servizi territoriali.
La partecipazione diretta delle persone con disabilità nella progettazione e valutazione degli interventi.
La pubblicazione di un piano di monitoraggio e trasparenza sull’utilizzo delle risorse.
L’inclusione lavorativa non può essere solo un obiettivo dichiarato: deve diventare una pratica concreta, verificabile e condivisa. Solo così sarà possibile costruire un sistema che metta davvero al centro la persona, le sue capacità e il suo progetto di vita.
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