Sanità, mobilità : il Veneto sperimenta una nuova procedura per facilitare i trasferimenti, la posizione della CISL FP Verona.
“Un progetto pilota per superare le difficoltà delle attuali procedure e migliorare la distribuzione delle risorse” afferma Paolo Libero, Segretario alla Sanità CISL FP Verona. Nel contesto di una crescente carenza di personale sanitario e di una necessità sempre più evidente di migliorare il benessere dei lavoratori, la Regione Veneto ha avviato un’importante sperimentazione in tema di mobilità per gli infermieri. In sintonia con gli obiettivi della Delibera della Giunta Regionale Veneto (DGRV) 960/2024 si introduce infatti una gestione innovativa e aggregata della mobilità volontaria esterna per questa categoria di professionisti.
La situazione attuale vede un paradosso: i concorsi per infermieri vengono spesso sovraffollati da candidati che già lavorano all’interno delle aziende sanitarie venete. Questo perché il concorso rappresenta, di fatto, l’unico strumento disponibile per cambiare struttura, a causa della scarsa fluidità delle procedure di mobilità interna.
Da qui l’esigenza di sperimentare un sistema che consenta il trasferimento degli infermieri in modo più rapido e organizzato, senza dover necessariamente passare per nuove assunzioni o procedure burocratiche troppo complesse.
Come funziona il progetto pilota
La nuova procedura, continua Libero, che dovrà essere completata entro il 30 settembre 2025, è pensata per raccogliere e gestire le richieste di mobilità a livello regionale in modo aggregato da azienda zero. Questo significa che, anziché avere singole domande presentate alle diverse aziende sanitarie in maniera frammentata, il sistema permetterà di elaborare tutte le richieste in un unico processo su scala regionale.
Un aspetto innovativo è che il candidato non sceglierà semplicemente l’azienda di destinazione, ma potrà indicare direttamente il presidio ospedaliero di riferimento. Ad esempio, chi fa richiesta per l’ULSS 9 Scaligera potrà specificare se preferisce lavorare a Legnago, San Bonifacio o Villafranca, garantendo così una maggiore precisione nella gestione delle richieste.
Al termine della procedura, ogni azienda sanitaria riceverà un elenco dettagliato con le domande di entrata e uscita indirizzate alle proprie strutture e inizieranno, a livello locale, i colloqui per dare seguito a quante più possibili mobilità auspicate.
Un passo verso una piattaforma regionale per la mobilità
Questa iniziativa non rappresenta solo un esperimento isolato, ma anticipa un altro obiettivo strategico: la creazione di una piattaforma regionale dedicata alla mobilità del personale sanitario.
Tutte le tipologie di mobilità, comprese quelle in compensazione, potranno essere integrate in questa nuova modalità gestionale, offrendo una risposta più strutturata e trasparente alle esigenze dei lavoratori.
Obiettivi e benefici della sperimentazione
Il progetto nasce per rispondere a problemi concreti del sistema sanitario regionale, tra cui:
• Migliorare la qualità di vita degli infermieri, facilitando il loro trasferimento in base a necessità personali e professionali;
• Mappare il fenomeno della mobilità, di cui oggi non si hanno dati precisi;
• Dare una risposta efficace a tutte le richieste in un’unica procedura regionale, evitando dispersioni e sovrapposizioni;
• Ottimizzare l’allocazione delle professionalità specialistiche, permettendo di spostare gli infermieri laddove le loro competenze sono più necessarie;
• Aumentare l’attrattività delle aziende sanitarie, migliorando la distribuzione delle risorse umane e quindi le performance dei servizi offerti ai cittadini.
Uno degli elementi chiave del progetto, è il vincolo di cinque anni di servizio presso un’unica azienda prima di poter fare richiesta di mobilità. Questo criterio è stato introdotto per evitare una mobilità eccessivamente frammentata e per garantire una gestione più stabile delle risorse.
Il Segretario alla Sanità della CISL FP Verona Paolo Libero sostiene con convinzione questo progetto pilota, riconoscendone il valore per i lavoratori e per il sistema sanitario regionale evidenziandone tre punti fondamentali:
1. Un primo passo verso una gestione più razionale delle risorse: l’iniziativa permetterà di redistribuire il personale in base alle esigenze reali, senza disperdere competenze e professionalità;
2. Una gestione simultanea di tutte le procedure di mobilità: la CISL FP sottolinea l’importanza di coordinare le varie tipologie di trasferimento per garantire pari opportunità a chi ha già presentato domanda in passato e a chi aderisce ora alla sperimentazione;
3. Un problema che resta: la carenza di personale: la sperimentazione non aumenterà il numero di infermieri, ma potrà contribuire a rendere le aziende sanitarie più attrattive per i nuovi assunti, migliorando il benessere lavorativo e la gestione del personale.
Una nuova fase in autunno con il concorso standard
Una volta conclusa la sperimentazione, in autunno è previsto l’avvio di una procedura concorsuale standard, che permetterà di gestire nuove assunzioni con un metodo più tradizionale ma comunque allineato alle esigenze individuate con il progetto pilota.
Conclusioni
La sperimentazione della mobilità aggregata per gli infermieri rappresenta un’importante innovazione nella gestione del personale sanitario in Veneto. Se il progetto avrà successo, verrà esteso anche ad altre professioni e potrà diventare un modello di riferimento per altre regioni, contribuendo a migliorare non solo la qualità della vita dei lavoratori, ma anche l’efficienza complessiva del sistema sanitario.
Ora l’attenzione è puntata sui prossimi mesi, quando il sistema verrà messo alla prova e si potranno raccogliere i primi dati concreti sugli effetti di questa nuova modalità di gestione della mobilità.
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