FUNZIONI LOCALI: Oltre 4650 dipendenti con contratto scaduto. Lavorare per il bene comune non paga.
Ai lavoratrici e i lavoratori, che lavorano all’interno delle Autonomie Locali viene ad oggi applicato un contratto collettivo nazionale 2019-2021 e quindi già scaduto nel 2021.
Tanto per dovere di cronaca, si stima che
oltre 4650 dipendenti, funzionari, istruttori, operatori, amministrativi e
tecnici, che noi conosciamo come: ingegneri, avvocati, ragionieri, geometri,
agenti della polizia locale e
provinciale, educatori, assistenti sociali, educatori professionali, solo per
citarne alcuni, hanno il contratto scaduto da quasi tre anni. Queste professioni lavorano nei comuni, provincia, consorzi, bacini,
istituti, case di riposo, unioni dei comuni, comunità, parchi sono oggetto di
tale non conformità.
Nel solo Comune di Verona, 1849 tra
lavoratrici e lavoratori che si occupano di ambiente, istruzione ,settore
sociale, sicurezza cultura, sport, trai i quali 269 agenti di polizia locale,
personale in costante diminuzione per i tagli alla capacità assunzionale e nuovamente previsti dalla prossima legge
finanziaria del 25% sul turnover del personale.
Per non dimenticare, secondo quanto stimato
dalla Cisl Fp di Verona, i 950 lavoratrici e lavoratori delle 16 IPAB, Enti
Pubblici di Assistenza e Beneficenza, di Verona e Provincia, dove prestano
servizio Infermieri, operatori socio sanitari, personale tecnico e
amministrativo, che contrattualmente afferiscono al sistema delle Autonomie
Locali. Tutte queste persone che offrono il proprio servizio per il bene comune
nelle istituzioni di prossimità, esprimono il proprio disagio manifestando
stress e insoddisfazione causati da carichi di lavoro sempre più
estenuanti, da malattie professionali
crescenti, dall’impossibilità di conciliare lavoro e vita familiare e talvolta,
oggetto di scherno e aggressioni da
parte dell’utenza.
Lavoratrici e lavoratori che per liberarsi
dalla pesantezza di questo clima lavorativo letteralmente lasciano il lavoro o
chiedono mobilità nel tentativo di trovare lidi migliori, generando un
eccessivo turnover, ormai incontenibile, che non consente alcun passaggio delle competenze e di conseguenza provocando l’impoverimento
della custodia del bene comune. A ciò si aggiunge la percezione che il lavoro
pubblico non sia più così conveniente e affascinante come lo era una volta: i
concorsi vanno deserti e i pochi giovani che vengono assunti, molto spesso,
decidono di lasciare la pubblica amministrazione per un impiego nel privato,
dove gli stipendi sono migliori, e ci sono maggiori opportunità di fare
carriera ed essere riconosciuti per le competenze e le qualità personali.
E’ necessario e doveroso per tutte queste
persone rinnovare il Contratto di Lavoro, per recuperare potere di acquisto
delle retribuzioni e negoziare strumenti, che possono aprire alla
contrattazione decentrata, ente per ente, opportunità importanti in termini di
incremento del salario accessorio e welfare aziendale, che un recente
provvedimento della Sezione riunita delle Corte dei Conti ha liberato dal tetto
delle spese imposto dal D.lgs 75/2017 (Legge Madia).
Il nuovo Contratto Collettivo Nazionale
2022-2024 è in dirittura d’arrivo sul tavolo dell’ARAN (Agenzia Negoziale di
parte datoriale), ma non tutte le Organizzazioni sindacali sono intenzionate a metterci
la firma. Cgil e Uil preferiscono fare del contratto pubblico la protesta di
piazza e portare lavoratrici e lavoratori allo sciopero generale, insieme
all’autonomia differenziata, al DDL Lavoro, ai tagli nella sanità, alla legge
finanziaria ecc… Una protesta già annunciata da qualche mese, prima ancora di vedere
i numeri della finanziaria e del contratto.
Nel pieno rispetto del diritto di sciopero e
delle idee altrui, la Cisl Fp ha scelto invece di rimanere sul tavolo della
trattativa, pensando che sia il modo migliore per fare l’interesse di milioni
di lavoratori pubblici.
L’incremento contrattuale
previsto a regime dal 1° gennaio 2024, corrispondente al 5,78% della base di
riferimento (monte salari 2021, maggiorato degli oneri riflessi, e quindi
comprensivo sia dello stipendio che del trattamento accessorio) deve fare i
conti con la pesante inflazione verificatasi nel 2022 ma risulta di ammontare
comunque superiore sia al corrispondente incremento previsto per la tornata
contrattuale 2016-2018 (3,48%), riconosciuto dopo 8 anni di blocco
contrattuale, sia all’incremento percentuale previsto per la tornata 2019-2021
(4,07%). L’aumento potrà essere corrisposto non appena verrà sottoscritto il
CCNL del personale del comparto delle funzioni locali 2022-2024.
Alla luce dei
succitati elementi di calcolo e in base alle risorse disponibili, in caso di stipula
del CCNL l’incremento retributivo “medio” sarebbe pari a 136 euro mensili
(lordo dipendente) per tredici mensilità.
La Cisl Fp
ritiene che il rinnovo contrattuale, seppur nel contesto di un quadro di
finanza pubblica complesso, costituisca un’opportunità attesa ed importante per
dare continuità al percorso avviato col CCNL 2019- 2021 e per negoziare
condizioni migliorative in termini di tutela retributiva e normativa e di
benessere organizzativo dei lavoratori e delle lavoratrici del comparto. Anche
la Cisl Fp ritiene che le risorse siano insufficienti per recuperare
interamente l’inflazione di questi anni, che richiederebbe uno stanziamento
di 40 miliardi solo per il contratto
delle funzioni locali, ma vogliamo ricordare che nel periodo 2009/2017 i
dipendenti della PA hanno perso il 16% per un contratto mai arrivato.
Non vorremmo
che un ulteriore slittamento alla sottoscrizione del contratto sia utile
soltanto alla protesta e che il prossimo anno ci ritroveremo a sottoscrivere il
medesimo contratto alle stesse condizioni, naturalmente dopo le elezioni per il
rinnovo della RSU sui posti di lavoro.
Crediamo che
lavoratori e cittadini debbano essere informati e consapevoli e che eventuali
ritardi non possono essere imputati alla nostra organizzazione sindacale. Noi
siamo un'altra cosa.
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