ECCO LA VERITÁ SUL CONTRATTO E SULLE LEGGI DA CAMBIARE!

 Alcune organizzazioni sindacali sostengono che il nuovo contratto non realizza alcuni obiettivi ritenuti fondamentali ma le questioni sollevate non dipendono dai contratti collettivi!

Non farti raccontare bugie! La CISL FP, che non ha Governi amici, né opposizioni amiche, intende continuare a portare avanti, insieme alla Confederazione, l’azione sindacale nei confronti di Governo e Parlamento per ottenere: 

• il completo superamento del tetto ai trattamenti economici accessori introdotto dall’art. 23, comma 2, del D.lgs 75/2017, in modo da rifinanziare i fondi per la contrattazione integrativa. Si tratta della c.d. legge «Madìa» - una norma prevista a garanzia della tenuta della finanza pubblica - nei confronti della quale coloro che oggi tanto protestano, nel 2017 ed in pieno negoziato per il rinnovo contrattuale 2016-2018 non minacciarono certo lo sciopero generale 

• l’estensione anche ai dipendenti pubblici delle agevolazioni fiscali sui premi di produttività, attualmente riservate ai dipendenti del settore privato. Per questo obiettivo abbiamo presentato emendamenti, al Governo e alle competenti commissioni Bilancio di Camera e Senato, fin dal 2017 e nell’iter di approvazione delle leggi finanziarie successive, sia da soli che unitariamente 

• la rimozione delle iniquità derivanti dal differimento dei tempi di liquidazione e pagamento ai dipendenti pubblici del TFS e del TFR. Per tale obiettivo, fin dal 2017, presentammo una petizione per l’equiparazione fra settore pubblico e privato dei tempi di erogazione del TFS/TFR che raccolse 79.070 adesioni da parte delle lavoratrici e dei lavoratori

• la creazione di maggiori opportunità di carriera, in coerenza con gli obiettivi del Patto per il lavoro pubblico e la coesione sociale del 10 marzo 2021, raggiunto con il Governo Draghi e fortemente voluto dalla Cisl. Anche per questo con l’ipotesi di CCNL 2022-2024 abbiamo prorogato i termini per le progressioni “verticali” in deroga, lasciando così aperta la possibilità per un loro rifinanziamento. Riteniamo, tuttavia, necessario individuare nuove forme di valorizzazione delle competenze e delle responsabilità e rendere più agevole l’approdo nell’area delle Elevate Professionalità e verso la dirigenza 

• la rimozione del taglio del trattamento economico accessorio nei primi 10 giorni di malattia, imposto all’art. 71, comma 1, del d.l. n. 112/2008 

• lo sviluppo del welfare contrattuale, anche per migliorare le forme di salario non monetario e i benefici sociali integrativi delle prestazioni pubbliche 

• L’aumento dei buoni pasto che può avvenire solo attraverso la modifica dell’art. 5 del decreto-legge n. 95/2012, convertito in Legge n. 135/2012 che dispone che per i dipendenti pubblici il valore nominale non può superare l’importo di 7,00 euro per singolo buono.



Non firmare il contratto non risolve le lacune presenti a livello legislativo 

⟶ Non firmare un contratto che contiene aumenti importanti e soluzioni positive danneggia solo i lavoratori e ritarda il rinnovo contrattuale 2025- 2027, già possibile per effetto delle risorse stanziate dalla legge finanziaria che consentirebbero un ulteriore aumento del 5,4%, pari a oltre 158 euro medi lordi 

⟶ Nella dichiarazione congiunta n. 10 dell’ipotesi contrattuale l’Aran e le OO.SS. firmatarie concordano sulla necessità di avviare un confronto con il Ministro della P.A. sui temi che riguardano il pubblico impiego: superamento dei tetti per il trattamento economico accessorio, welfare integrativo, detassazione premi di produttività, sviluppo delle carriere, formazione 

⟶ Restiamo convinti che mantenere aperto il dialogo sociale con i Governi - di qualunque espressione politica essi siano - rappresenti l’unica possibilità per migliorare la condizione delle lavoratrici e dei lavoratori, evitando che il Governo decida da sé e che il sindacato rimanga isolato in una protesta sterile, specie in una situazione economica e di finanza pubblica complessa e stretta dai vincoli europei

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