MEDICINA TERRITORIALE Situazione ancora critica.


I disagi e le carenze nell'ambito dell'assistenza territoriale segnalati dalla cittadinanza, da lavoratrici e lavoratori  aumentano di giorno in giorno. La Cisl Fp di Verona raccoglie verifica e si fa portavoce  delle istanze, criticità, non conformità della nostra medicina territoriale.

  • Carenza di medici di famiglia, con assistiti che rimangono senza dottore; ci sono aree a Verona  in cui , a causa della carenza di dottori sul territorio, il medico di medicina generale arriva ad avere 1.800 assistiti (il numero massimo previsto dall'Accordo collettivo nazionale è di 1.500 per MMG, ma accordi locali possono prevedere deroghe all'aumento del massimale)
  • difficoltà a prendere appuntamento in tempi congrui col medico di base; spesso con tanta difficoltà, tra telefonate, messaggi e mail, si riesce ad avere un appuntamento;
  • molte  visite sono troppo brevi; la cittadinanza lamenta poco tempo per l'ascolto dei problemi o per la rilevazione dei sintomi clinici;
  • mancato sinergia tra medico di medicina generale e altri specialisti; lo "scarica barile" su chi deve compilare o prescrivere le impegnative; 
  • le visite a domicilio non risultano sempre garantite. La conseguenza è rivolgersi al pronto soccorso; 
  • difficoltà a ottenere, a carico del Servizio Sanitario Nazionale, terapie per la riabilitazione a domicilio e, a volte, nemmeno in ambulatorio, quindi pagarle o rinunciarvi; 
  • nonostante aver contribuito una vita a pagare il Servizio Sanitario Nazionale si è costretti a dover sostenere costi eccessivi per la degenza in Residenze Sanitarie Assistenziali (Rsa); 
  • spesso l'assistenza domiciliare viene attivata in ritardo e, comunque, spesso risulta insufficiente; 
  • ritardi nella presa in carico integrata dei pazienti e, nei casi più estremi, totale assenza dei servizi socio-assistenziali che dovrebbero attivarsi. 
  • insufficienti strutture per le Case di Comunità - ovvero strutture prossime ai cittadini, attese come risposta alle carenze del territorio - e, quando ci sono, difficoltà a reperire informazioni su servizi offerti e modalità di accesso. 
Molte criticità segnalate dall'utenza sono oggetto della riforma dell'assistenza territoriale, delineata dal PNRR-Piano nazionale di ripresa e resilienza - «Missione Salute» e dal DM 77/22, volto a dare risposte ai bisogni di salute delle persone cercando di potenziare i servizi sul territorio, anche attraverso la realizzazione di Case di Comunità, Ospedali di Comunità e COT-Centrali operative territoriali (punto di accesso, fisico e digitale, che aiuta a orientarsi e utilizzare i servizi sociosanitari all'interno del Distretto). Ma, aimè,  le risposte tardano ad arrivare e, di fatto, l'assistenza anziché «prossima» sembra essere sempre più «distante» dalle persone. 

Ma tutto quanto sopra descritto ha bisogno di professionisti per funzionare. Ma come farà a decollare la riforma dell'assistenza territoriale se le figure professionali più coinvolte, come medici di famiglia e infermieri, sono già oggi carenti?  Per i medici di famiglia e Infermieri in prospettiva c'è un numero di pensionamenti che non è coperto da altrettanti ingressi nella medicina generale o a Infermieristica, almeno fino al 2025-26. 

Le logiche di mercato danno un valore economico al paziente quando invece una logica di qualità del servizio mette al centro la persona a cui deve ordinarsi Società e Stato.



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